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Non devi sentirti felice per rallegrarti

Il segreto del rallegrarsi persino quando ci si sente tristi.

Rallegrarsi è uno dei comandamenti più mal interpretato della Bibbia.

Ci sono una miriade di versetti nella Bibbia che parlano del rallegrarsi. Rallegratevi sempre! Rallegratevi nelle tribolazioni! Rallegratevi nel Signore! La lista continua. (Filippesi 4:4, 1 Tessalonicesi 5:16, 1 Pietro 1:6)

Ma personalmente lo trovo difficile provare gioia sempre. Ma è possibile sentirsi sempre felici?

Le emozioni non sono peccato

Proprio per niente. Non ho mai incontrato nessuno così. Rallegrarsi è diverso dal sentirsi semplicemente felici. La felicità è un’emozione, come qualsiasi altra emozione. E noi siamo costruiti in modo da sentire e sperimentare una grande varietà di emozioni. Per esempio, la tristezza è una sana risposta ad una perdita e una tragedia. Persino Gesù provò tristezza e sdegno e dolore. (Giovanni 12:27, Ebrei 5:7, Isaia 53:3, Matteo 21:12)

Ma le emozioni non mi possono dominare. Le mie emozioni non possono prendere le decisioni per me. Non possono avere potere su di me. Posso provare tristezza e accoglierla ed accettare che io mi senta in quel modo ma non posso lasciare che la tristezza diventi angoscia o disperazione o che mi faccia perdere la fede in Dio.

È normale provare un ampio spettro di emozioni. È normale non provare gioia a volte. Però devo sempre rallegrarmi.

Stai in guardia

Le emozioni sono complicate. Distorcono la mia percezione del mondo. Le stesse cose che vivo quando mi sento felice possono sembrare completamente diverse quando le guardo nel mezzo della tristezza. Questa è la ragione per cui è importante che le mie emozioni non mi controllino. Non posso basare le mie decisioni su di esse.

Mentre mi sento triste non posso mai permettere che entri qualche sconforto. Mentre mi sento annoiato non posso mai far entrare dell’ingratitudine. Mentre mi sento felice non posso mai far entrare dell’egoismo. C’è un grande numero di emozioni che provo e tutte sono state corrotte dal peccato. C’è molta libertà nell’essere un essere umano, ma c’è anche molto pericolo. Alla corruzione del peccato non si può mai dare persino un dito.

“Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.” 2 Corinzi 4:8-10.

Può sembrare un confine sottile su cui camminare, ma la chiave è avere sempre la morte di Cristo operante nel mio corpo; in altre parole che io metta a morte i pensieri e i sentimenti che sono peccato. (Colossesi 3:5) Allora la vita di Cristo può mostrarsi in me e io posso sperimentare cosa sia sentirsi perplessi, ma non disperati. Perseguitati ma non abbandonati. Atterrati ma non uccisi.

Come funziona il rallegrarsi

Rallegrarsi vuol dire allietarsi per qualcosa. Questo non vuol dire che io mi senta necessariamente lieto. Posso sentirmi triste. Posso sentirmi annoiato. Forse non sento affatto niente in particolare. Non dipende proprio da me. Nessuno può scegliere quello che sente. In tutto questo però posso rallegrarmi nel Signore.

“Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove,” 1 Pietro 1:6.

Rallegrarsi vuol dire sapere e credere che a prescindere da come mi senta, Dio è lì. Le sue promesse sono vere. C’è un futuro e una speranza. (Geremia 29:11) Dio fa cooperare ogni cosa al mio bene. (Romani 8:28) C’è un’eternità che mi aspetta dove sarò assieme a Gesù e i santi in pace, armonia, e non in ultimo, in gioia.

Ed ogni situazione nella mia vita coopera per questo obbiettivo. Ogni situazione mi prepara per entrare in questa eternità. (Romani 8:28) Dio fa ogni situazione per il mio meglio così che posso usare le mie prove e le mie giornate piovose per essere trasformato; per prepararmi per l’eternità. Mi rallegro nel mio spirito sapendo che Dio sta operando per portarmi nella gioia eterna.

Rallegrarsi è anche quella speranza che un giorno sarò in cielo per tutta l’eternità senza più piangere e senza più lacrime. Senza più tristezza, senza più afflizione o tristezza. (Apocalisse 21:4) Va bene provare tristezza sulla terra. È un modo per aiutarci a sopportare la corruzione che il peccato ha portato nel mondo. È una risposta salutare ad una perdita, una tragedia. Rallegrarsi invece vuol dire aggrapparci a quella speranza che un giorno saremo in un posto dove nulla potrà mai più rendermi triste. Nulla potrà mai più privarmi della mia gioia.

E sapere questo, che questo è quello che mi aspetta, è come avere un’ancora in cielo, e per quanto le diverse onde di emozioni possano trasportare i miei sentimenti in questa o in quella direzione io so che la mia speranza è in cielo. Io mantengo salda la Parola di Dio.

Sarò con le persone che amo, le persone che ho perso. Pace e gioia risplenderanno in cielo e non ci sarà altro che gioia. Nient’altro che gioia pura, genuina, indelebile, imperitura, incrollabile e tutto questo in abbondanza.

Questo è il motivo per cui mi posso rallegrare. Persino quando non mi sento felice.

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