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Uscite da essa, o popolo mio

"Uscite da essa [Babilonia], o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi." Queste sono parole serie - ma a chi sono indirizzate?

“Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi; perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità.” Apocalisse 18,4-5.

Mi domando quante persone abbiano letto queste parole e si siano chieste veramente cosa significhi questo per loro. È significativo che questa voce sia venuta dal cielo e che era rivolta a coloro che Gesù chiama “il suo popolo.” Chi è “il suo popolo?” E che cos’è la “Babilonia”?

Paolo profetizzò a Timoteo che tempi difficili sarebbero giunti, e che sotto la copertura della “cristianità” gli uomini sarebbero diventati “egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio.” (2 Timoteo 3,1-5).

Questa mancanza di fedeltà – il non voler rinunciare ai propri desideri peccaminosi, volendosi comunque tenere aggrappati a Cristo come espiazione per i propri peccati – viene chiamato da Paolo e Giacomo come “prostituzione”, o adulterio spirituale. Giovanni allo stesso tempo afferma chiaramente che l’amicizia con questo mondo (la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita) è inimicizia verso Dio. Quello che Dio chiama Babilonia la grande, la madre delle prostitute e delle abominazioni della terra, è un’organizzazione religiosa che cavalca sul dorso di una bestia – un mondo che è sotto il potere di Satana. Per secoli la bestia ha sostenuto una forma di cristianità che non ha condotto le persone ad una vita di vittoria, ma che le ha legate a dottrine create dall’uomo e autorità religiose aventi l’apparenza della pietà, mentre ne rinnegano la potenza che c’è nel vivere una vita crocifissa.

Non vediamo sempre più chiaramente che questa falsa cristianità segue la via della bestia invece di amare Dio e osservare i suoi comandamenti, e tollera la condotta di vita immorale della bestia invece di confutarla? Noi sappiamo che non tutti coloro che chiamano Gesù “Signore” appartengono al regno dei cieli, ma coloro che fanno la volontà del Padre e che si allontanano dall’iniquità (Matteo 7,21-23). Sono coloro che hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri ad appartenere a Cristo (Galati 5,24). Questi odiano il peccato e desiderano vivere una vita di vittoria, dove possono piacere a Dio in ogni modo.

Tali persone non riescono ad avere pace nel “sistema della meretrice”. In questi ultimi giorni Dio sta aprendo gli occhi degli uomini per vedere la terribile corruzione che c’è in Babilonia e nella bestia. Alcuni con le migliori intenzioni provano a riformare il loro ramo del cristianesimo, per obbedire a Dio piuttosto che agli uomini e seguire la parola di Dio, come hanno fatto i vecchi riformatori. Loro sperimentano lo stesso trattamento dallo spirito della meretrice come il popolo di Dio nelle generazioni passate. Vengono messi a tacere o esclusi. La meretrice è incorreggibile. La parola dal cielo è “Uscite da essa, o popolo mio.”

Ma dove dovrebbero andare? “Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a Lui portando il suo obbrobrio.” (Ebrei 13,13). Cosa accadde a Gesù “fuori dall’accampamento”, lontano dall’approvazione umana e dalle aspettative? Fu crocifisso. Fuori dall’accampamento ci sono coloro che credono nell’essere crocifissi con Cristo. Non sono soddisfatti solo col fatto che Gesù fu crocifisso per loro, in modo che i loro peccati sono perdonati per mezzo della sua morte espiatrice, ma il loro desiderio è di vincere il peccato e di regnare con Lui in vita – ora e per tutta l’eternità. Piuttosto che aggrapparsi ad una forma di “cristianità” senza rinunciare ai loro desideri peccaminosi, loro hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.

“E ch’egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.” 2 Cor. 5,15. Sebbene Lui morì per i peccati di tutto il mondo, coloro che si convertono in verità, sono profondamente grati per la grazia di Dio. Loro si affliggono per i loro sbagli e non trovano nutrimento in un messaggio che non dà di più del perdono dei peccati. Nel peggiore dei casi la meretrice predica il perdono senza pentimento, e permette alla gente di continuare a vivere nel peccato con la falsa speranza di andare in cielo.

“Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.” (Tito 2, 14).

Dio stesso raggruppa in un corpo tutti coloro che vivono una vita crocifissa. Sono fedeli a Gesù, il loro sposo celeste, e saranno la sua sposa, la sua preziosa proprietà, per cui Lui è morto. (Apocalisse 19,7 e 21,1-27).

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