Ho trovato il segreto per essere felice

La storia di Linnea: Il tutto è iniziato con una semplice domanda.

Ho trovato il segreto per essere felice

Linnea: “Se potessi descrivere il vangelo in una frase, direi che è il segreto per essere felici”.

Fuori luogo

Quando ero piccola, i miei genitori non erano cristiani e non siamo mai andati in chiesa o altro. Quindi, non so dove avevo imparato questo, ma ricordo di aver imparato a memoria un’intera preghiera serale in svedese. In italiano, è qualcosa del genere:
“Dio, che ha a cuore i bambini,                                                                            Guardami, che sono piccolo.
In qualsiasi parte del mondo cammini,                                                                La mia felicità è nelle mani di Dio.
La felicità viene, la felicità va.
Chiunque ama Dio trova la felicità.”

Dicevo la preghiera la sera, anche se non sapevo come pregare. Dicevo la preghiera quando ero davvero spaventata, come in un aereo o quando c’era un temporale.

Ma poi sono cresciuta e le cose sono cambiate. Ero impegnata a fare altre cose nella mia vita e non ho pensato molto a Dio. Ma in qualche modo, ho sempre sentito come se Dio mi proteggesse. Non mi sono mai sentita molto a mio agio nell’uscire a bere con i miei compagni di classe, per esempio, e mi sono sempre sentita come se fossi fuori luogo in un certo senso. Avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Dio mi aveva messo qualcosa nel cuore, ma all’epoca non lo sapevo.

“È possibile essere sempre felici?”

Nella mia famiglia, mio fratello era sempre quello buono e gentile, e io ero sempre quella che gridava, si infastidiva e si irritava. Sapevo che non era così che volevo essere. Volevo essere buona con le persone intorno a me, ma non sapevo come. Sai, quando viene fuori immediatamente e poi sei a letto di notte pensando: “Perché ho detto questo?”

Ero all’ultimo anno di liceo in Asia, e un giorno, mentre eravamo in gita, un ragazzo della mia classe, che è cristiano, ha iniziato a parlarmi della chiesa. Non aveva detto molto, ma mi diede un biglietto con una domanda che diceva: “È possibile essere sempre felici?”

Una settimana dopo venne un consulente di orientamento nella nostra classe per aiutarci a prepararci all’università e alla vita reale. Il consulente pose la stessa domanda: “È possibile essere sempre felici?” Il mio compagno di classe alzò la mano e disse: “Sì, è possibile”. E il consulente disse: “No, perché i tuoi sentimenti andranno su e giù, e non puoi sapere che sei felice se non sei prima triste”. Il mio compagno di classe disse: “Sì, ma non deve tutto essere secondo i tuoi sentimenti”, e non disse molto di più. Ma quella frase mi è rimasta impressa.

In quel momento mi sentivo anche molto giù, molto depressa. Non sapevo bene quale fosse il significato della vita. Che senso aveva andare a scuola, prendere buoni voti, entrare nella migliore università e ottenere il miglior lavoro? Era come se, ok, fai tutto questo e poi cosa? Sei lì seduta quando sarai vecchia e hai raggiunto tutto questo, ma ciò ti renderà felice? Ma siccome questo era quello su cui tutti insistevano, sentivo che doveva essere qualcosa che anch’io avrei dovuto volere. La vita era così priva di speranza e senza senso. Iniziai a pensare di essere comunque solo un peso, quindi sarebbe stato meglio se non io ci fossi stata. Ero pronta a rinunciare a questo mondo e a tutto quello che aveva da offrire.

Un giorno mi sono spinta un po’ troppo oltre e mia madre mi ha dovuto portare in ospedale. Mentre ero in un letto di ospedale, mi sono ricordata del biglietto che avevo ricevuto: “È possibile essere sempre felici?” Quindi, mandai un messaggio al mio compagno di classe e gli chiesi se potessi andare in chiesa.

Devo diventare una nuova creatura

Non ho capito molto al mio primo incontro in chiesa. L’unica frase che ricordo di tutta la riunione era il versetto che l’oratore lesse in Matteo 9:17: “Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano, il vino si spande e gli otri si perdono;  ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l’uno e gli altri si conservano.” Mi resi conto che questo significava che non potevo mettere queste cose nuove in quella che ero, ma che dovevo diventare nuova anche io. Doveva cambiare qualcosa in me. Quella era la soluzione. In quel momento era tutto quello che avevo capito.

Circa sei mesi dopo il mio arrivo in chiesa, stavamo leggendo delle tre croci sul Calvario e cosa simboleggiano,

e che tutti in questo mondo seguiranno una delle croci. Una croce è quella che non si rivolge mai a Dio, l’altra croce è quella che si rivolge a Dio alla fine della sua vita, e l’ultima, la croce di Gesù, è la via che si percorre ogni giorno.

Fu allora che cominciai a capire che il vangelo è qualcosa di più pratico. Iniziai a vedere come potevo diventare questo nuovo otre in un certo senso, questa nuova persona. È una cosa che faccio nelle piccole decisioni di ogni giorno. Non può succedere da un giorno all’altro che io sia improvvisamente questa persona santa.

Una delle prime cose che ho capito di dover cambiare in modo pratico è stato di non preoccuparmi di come andassi a scuola. C’è molta pressione di fare bene in Asia, e dovevo sapere che non ero un fallimento se non fossi riuscita ad entrare nella migliore università. La cosa più importante è che faccio del mio meglio in quello che faccio, non che io punti tutto solo nell’ottenere buoni risultati o nelle cose pratiche. Ho iniziato a ricevere aiuto dal vangelo e ho visto anche alcuni cambiamenti pratici.

Quell’anno, mio fratello mi venne a trovare e mi disse: “Wow, sei una persona completamente diversa. È come se fossi raggiante. C’è vita nei tuoi occhi. Qualcosa è cambiato.” Mi chiese se era perché avevo iniziato ad andare in chiesa, e aveva davvero rispetto per questo. Vide che avevo più speranza, più vita ed energia.

Rinunciare a tutto per Dio

Circa un anno e mezzo dopo, mi sono battezzata. Ho sentito che dovevo stringere un patto con Dio, una testimonianza che sono crocifissa per questo mondo – che questo era qualcosa che avrei continuato a fare indipendentemente da come fossero i miei sentimenti o da quale fosse la mia situazione.

Perché il battesimo è questo. Tu prometti di dare tutto a Dio e in cambio lui promette di aiutarti con tutta la sua forza possibile. E quando manterrò la mia parte della promessa, lui garantirà di mantenere la sua parte. Questo mi ha aiutato molto dopo, quando i tempi erano duri, quando improvvisamente non ne vedevo più il motivo, o quando le cose erano buie per la mia anima.

Dare tutto a Dio per me significa che non sta a me decidere quando fare ciò che è scritto nella Parola di Dio. Non è come dire: “Oggi mi sento come se volessi fare questo”, o “Questo versetto è buono per me, quindi lo farò, ma questo sembra un po’ difficile, quindi lo tralascio”. Per me personalmente significa che quando i miei sentimenti dicono che devo essere irritata, allora devo fare prima quello che dice la Parola di Dio. Allora rinuncio alla mia volontà e stabilisco delle priorità. E so che lui mi aiuterà a farcela. Mi darà la forza. E in cambio, anch’io ottengo la felicità! Quindi, in realtà, sono io quella che vince.

Come è possibile essere sempre felici

Mi fermo e prendo in considerazione ogni singolo pensiero e lo giudico in base a ciò che dà valore eterno. “Questo mi rende davvero felice?” Per esempio, quando sono tentata ad essere irritata, mi chiedo: “Cos’è la cosa migliore in questo momento?” È essere irritata, o è negare quel pensiero e pensare positivamente di quella persona? Quando si prende tutto passo dopo passo, ci si ferma e lo si soppesa rispetto alla Parola di Dio o almeno alla propria coscienza, e allora ci si rende sempre più conto della via da percorrere, la via che ha percorso Gesù.  Non è quello che sento in questo momento, ma cosa mi porterà se lo faccio? Questo mi porterà avanti come discepolo o mi ostacolerà?

Prima, quando i miei sentimenti andavano giù, ero giù. Soprattutto quando si è depressi, è facile accettare che la depressione sia tu. La Parola è una spada a doppio taglio. (Ebrei 4:12) Forse i miei sentimenti sono giù, ma ora posso sentire in me stessa che i miei sentimenti e chi sono in realtà sono separati. Non sono più dipendente dai miei sentimenti. La mia giornata non si rovina perché mi sveglio sentendomi come se fosse una brutta giornata, ma posso sorridere dentro. Nel mio spirito, sono felice.

Una volta ho sentito qualcuno dire che il tuo punto più debole può diventare il tuo punto più forte. Ho la speranza di poter essere sempre più simile a Gesù, che un giorno potrò sentirmi completamente nel riposo dalle cose che ora sono una grande battaglia per me. È scritto che la parola è diventata carne in Gesù. (Giovanni 1:14) In 1 Corinzi 13 è scritto che l’amore è paziente e l’amore è benevolo – voglio essere in grado di mettere il mio nome, uno per uno, davanti a questi aggettivi. Linnea è paziente, Linnea è benevola. Uno per uno, un peccato dopo l’altro non si sentirà nemmeno più come una battaglia, perché poco a poco, la natura di Dio diventa parte della mia natura. Questo è il mio desiderio.

Scritture tratte da New King James Version®. Copyright © 1982 di Thomas Nelson. Utilizzate con autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

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