Una routine della buona notte che funziona

Quando i miei figli non collaboravano, ho scoperto qualcosa che funzionava davvero, che era assolutamente il meglio sia per me che per loro!

Una routine della buona notte che funziona

Erano le 21:15. Avevamo terminato un ultimo episodio. Le storie della buonanotte erano state raccontate. Gli spuntini prima della nanna erano stati consumati. Si era fatto così tardi che un paio erano pronti per il secondo giro di spuntini. Il nostro neonato era completamente sveglio e gridava soddisfatto. E nessuno voleva andare a letto!

Non era servito quante volte mio marito e io avevamo chiesto, ripetuto e ribadito che era ora di andare a letto, i bambini continuavano a scendere al piano di sotto – avevano bisogno di qualcosa da bere, la pelle era troppo pruriginosa, “Ho fatto un brutto sogno”, ” Cos’è stato quel rumore?!”Loro palesemente e semplicemente non andavano a letto.

Ero allo stremo. Sapevo di non essere egoista mandandoli a letto – erano passate due ore dal loro orario della nanna. La mattina prima di andare a scuola sarebbe stato un incubo totale, se non avessero dormito abbastanza, specialmente per i più piccoli, non contando il resto di noi.

Ma il bisogno più urgente per me era che l’ultimo ricordo della loro mamma quella sera prima di andare a letto sarebbe stato di una mamma che li amava con tutto il cuore. Non una che perdeva il controllo.

Gentilezza: la parola chiave

“Caro Gesù! “Gridai disperatamente: “Devi aiutarmi! Non voglio perdere la calma! ”

E quasi immediatamente, mi ricordai del versetto, “La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. “ Filippesi 4:5.

Tutto qui! Dovevo continuare a fare quello che stavo facendo, ma con gentilezza. Questa era la chiave – fare ciò che dovevo fare, gentilmente. Sapevo che non c’era modo di poterlo fare da sola – per natura sono impaziente, prepotente e persino spietata quando sono spinta al limite. Sapevo che stavo provocando i miei figli all’ira (Efesini 6: 4) e odiavo il modo in cui tutto ciò che dicevo sembrava irritare i miei figli. Volevo così tanto essere obbediente al versetto al quale ero stata sollecitata. “Caro Gesù, devi aiutarmi!” era il grido ripetuto del mio cuore interiormente. “Aiutami a dire la verità in amore!”

Dice in Efesini 4: 29-32, “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta…. Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.”

Una parola di azione

Questo era quello che dovevo fare. La gentilezza è una parola d’azione. Non è una bella, gentile sensazione. Né significa che io sia una preda facile. È un atteggiamento mentale seguito con cura genuina tramite le mie parole e azioni.

E questo è quello che feci; prima perdonai di cuore i miei bambini. Una volta che avevo fatto questo, mi sembrò così sciocco che ero stata frustrata dal fatto che i miei figli si erano comportati semplicemente da bambini. Mi aprì gli occhi per vedere che erano forse insicuri quella notte e avevano bisogno di un’ulteriore rassicurazione del mio amore.

Dovetti ripetermi ancora, con fermezza, ma gentilmente, mentre i bambini salivano lentamente uno dopo l’altro al piano di sopra. Ma percepì dentro di me che Gesù mi aveva incontrato nel mio bisogno dandomi forza per essere gentile e tenera di cuore. Credo che i miei bambini l’abbiano percepito anche quella notte. Ognuno di loro tornò per “un altro abbraccio” e ben presto c’era silenzio.

So che non sarà l’ultima volta che mi troverò di fronte a questo scenario, ma ora ho un’arma per combattere l’impazienza e l’irritazione. Sono estremamente grata per il vangelo.

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Scritture tratte da New King James Version®. Copyright © 1982 di Thomas Nelson. Utilizzate con autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

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