Pane o pietre?

Quando preghiamo, a volte sperimentiamo che ciò che riceviamo non è ciò che abbiamo chiesto. Dio veramente ci dà pietre quando chiediamo pane?

Scritto da Maggie Pope
Pane o pietre?

Diversi anni fa, pregai intensamente per qualcuno a cui volevo bene e le cose non andarono come avrei sperato o per come avevo pregato o atteso. In breve, ero molto arrabbiata con Dio e infuriavo contro di lui a lungo con i pugni chiusi e lacrime che scorrevano sulle guance. Avevo pregato così intensamente e così a lungo e credevo sarebbe andata bene. Ero così arrabbiata per l’esito che sentivo come se Dio mi avesse deluso; penso che lo accusai di essere crudele. Forse ho persino citato un capitolo e un versetto per mostrargli che non aveva mantenuto le sue promesse. Una parte di me comprese che questo non era il modo giusto di agire, ma mi sembrava di essere incapace di fermare le mie emozioni.

Poi, alcuni mesi dopo mi fu chiesto di pregare per qualcun altro. Lo feci. Pregai ripetutamente durante la notte; è stata una lunga notte. E nonostante tutte le buone intenzioni e i buoni propositi le mie preghiere non cambiarono di un minimo la situazione.

Questa volta sentivo che non era colpa di Dio, ma la mia. C’era qualcosa di sbagliato con le mie preghiere, la mia fede, la mia vita? Per qualche motivo, Dio non esaudiva le mie preghiere. Forse non piacevo in effetti molto a Dio. E questo nonostante pensassi di vivere come un discepolo; pensavo di avere una fede viva. Perché le mie preghiere consegnavano pietre e non il pane come promesso?

Dio dà solo pane

“Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto.   Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.   E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra?  … Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” Luca 11:9-13.

Quindi dovevo valutare come conciliare la mia esperienza personale – io sentivo mi fossero date pietre – con un fatto che sapevo nel profondo del mio cuore essere vero perché era scritto nella parola di Dio, cioè:

Dio dà solo pane; lui non dà mai pietre.

Allora perché le mie preghiere non ricevevano risposte nel modo in cui mi aspettavo?

Per entrambe le persone per cui avevo pregato, non avevo pensato molto al processo che Dio voleva che queste persone attraversassero. è vero che impariamo ad avvicinarci a Dio quando soffriamo. Quando guardo indietro alle tribolazioni più grandi nella mia vita ora sono nella posizione di dire (con la mano sul cuore) che sono felice che le ho avute e non le avrei volute perdere per alcun motivo. Ho imparato più riguardo a me stessa e la bontà di Dio quando soffrivo di quanto abbia fatto quando le cose esteriormente andavano molto bene.

Quando mi rivolgo a Dio nelle tribolazioni lui mi viene incontro con la sua Parola. Questa Parola crea un percorso diritto per i miei piedi e mi dà una luce sul mio cammino. Non elimina la sofferenza, ma se la seguo in completa fiducia e metto a morte la mia volontà propria in queste circostanze, allora riceverò potenza dallo Spirito per portare, per consolare, per gioire, per sperare, per essere longanime e gentile.

Nelle afflizioni, riceviamo il nutrimento, otteniamo l’accesso a questa nuova vita. Questo cibo spirituale può essere certamente descritto come pane.

Come dovrei pregare?

Ciò per cui posso pregare è che le persone a cui voglio bene guadagnino forza e fede attraverso le loro afflizioni. Posso pregare che reagiscano in modo divino e che siano liberate dalla loro natura sotto la pressione e i dolori delle loro afflizioni.

Siccome aspetti della nostra natura umana possono essere nascosti alla nostra vista, il desiderio per l’onore potrebbe rivelarsi e può essere rifiutato con forza; allo stesso modo invidia, inquietudine, amarezza, risentimenti, carenza di fede e altro ancora. Quanto è meglio ricevere potere e intendimento nel nostro spirito rispetto al solo cambiamento delle nostre circostanze terrene.

E invece di chiedere a Dio di intervenire e rimuovere le loro afflizioni, io stessa dovrò imparare ad aiutare a portare i pesi e le sofferenze degli altri. Dovrò imparare a consolare e dare consigli, a condividere il dolore ed edificare le persone nella fede. Questo è un lavoro e può essere doloroso.

Quando Gesù pregò perché l’afflizione fosse da lui allontanata “se possibile”, non voleva essere crocifisso; ma sopra tutti i suoi sentimenti personali c’era qualcosa di superiore, lui voleva fare la volontà di Dio e accettò le sofferenze che doveva attraversare.

Quindi quando Dio non risponde alle nostre preghiere per noi stessi e per gli altri nel modo in cui speriamo, quando non libera le persone dalle loro sofferenze e afflizioni, o dolori o angoscia o non lascia che tutto “vada bene”, ho scoperto qualcosa …

Ci viene offerto pane e non pietre.

E per quelle due persone che ho cercato in modo così disperato di districarle dalle loro afflizioni? Dopo un po’ di angoscia e lotta e battaglia entrambe sono emerse con la loro fede in Dio più profonda e la loro fiducia in lui più forte che mai prima.

Scritture tratte da New King James Version®. Copyright © 1982 di Thomas Nelson. Utilizzate con autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

Scarica ebook gratis

Una tale grande salvezza

Scritto da Sigurd Bratlie

L’apostolo che scrisse il libro di Ebrei la chiamò “una parola d’esortazione” Lo scopo di questo opuscolo è di ampliare ed estendere quella esortazione, portando fede e salvezza a tutti coloro che hanno una vocazione celeste. Tutti coloro che seguono l’esortazione della lettera agli Ebrei possono raggiungere questa grande salvezza.