Come posso servire con un corpo debole?

Il mio cuore vorrebbe! Ma ci sono cose che non riesco a gestire…

Scritto da Ruth Anne Heneveld
Come posso servire con un corpo debole?

Quando ero più giovane, prima di sposarmi e di avere figli, potevo usare le mie forze per servire nella chiesa. Potevo partecipare ad ogni raccolta fondi, essere d’aiuto nella scuola domenicale e nel club delle attività, lavorare con i giovani, fare volontariato e altro ancora.  Ma dopo quattro gravidanze difficili e una lotta contro una grave depressione post partum, non ero più fisicamente sana e mentalmente abbastanza forte da poter fare queste cose. Non ho una diagnosi di cancro o qualche altro disturbo medico; ho solo un corpo debole.  La gente mi guarda e non vede questa debolezza. È qui che devo essere fedele davanti al cospetto di Dio e sopportare di poter essere biasimata. Può sembrare che io sia pigra, o che scelga di non partecipare.

È stato interessante trovare la mia strada, quando c’è così tanto bisogno di persone che aiutano e servono.  Vedo la necessità di aiuto ogni settimana, la necessità che i lavoratori si alzino e colmino i vuoti.  Eppure, io non posso farlo fisicamente.  Il mio cuore vorrebbe! Voglio essere partecipe, e per un po’ di tempo mi sono spinta a fare tutto quello che potevo. Ma lo Spirito mi ha parlato presto, e mio marito mi ha confermato con una tempestiva esortazione, che questa era in realtà un’ingiustizia.

Le opere che Dio ha preparate per me

Ero uscita dalla mia area di grazia, da quelle opere che Dio aveva preparate per me, e invece stavo facendo opere vuote. Allora il Signore non era in grado di benedire quelle opere. Inoltre, la mia famiglia stava soffrendo, perché stavo dando tutta la mia forza ed energia ad altre cose. Erano rimasti con una madre esausta e consumata – non riuscivo a svolgere i miei compiti a casa ed ero emotivamente fragile.

Quello che ho capito è che è così facile pensare che se faccio delle buone opere esteriormente e la gente lo può vedere, allora ho fatto la mia parte. Ma queste possono essere facilmente opere morte; cose che vengono fatte solo perché la gente riconosca che sto lavorando e ricevo un po’ di onore per questo. Ci vuole uno sguardo interiore alle mie motivazioni e azioni, un giudizio su come e perché faccio le cose che faccio e dico, così come un forte legame con Gesù, per essere in grado di trovare le mie opere preparate. Pensa se Paolo non avesse usato il tempo, mentre era in prigione, per scrivere alle chiese, concentrandosi invece sul fatto che era incatenato piuttosto che fuori a diffondere il vangelo, a fare discepoli e ad insegnare alle chiese! Non avremmo le sue lettere che sono di così grande aiuto per noi oggi.

Questa è una continua battaglia per me, trovare le opere che Dio ha preparate per me. “Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” Efesini 2:10. Che sia a casa mia a fare il bucato con uno spirito buono e facendo fronte alle esigenze dei miei figli, o nella mia stanzetta di preghiera in lotta per coloro che stanno facendo il lavoro fisico o pregando per coloro che hanno la responsabilità, ecc. Questa parte è importante quanto il lavoro fisico vero e proprio; io non sono di minore benedizione e questo compito non è meno importante dei lavori esteriori.

Dio non si affida alle mie forze fisicamente, mentalmente o emotivamente per portare a termine il suo lavoro. Se sono fedele nel trovare il mio posto, e obbediente a rimanervi, compiendo le opere che Dio ha inteso per me, allora sarà compiuta la sua opera più grande. Indipendentemente da quali siano queste opere, so che quando rimarrò nella mia area di grazia, lui mi darà tutta la forza di cui ho bisogno per eseguire quei compiti.

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Scritture tratte da New King James Version®. Copyright © 1982 di Thomas Nelson. Utilizzate con autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

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