Come il lasciare la mia zona di comfort ha aperto immensamente i miei occhi

A volte mi chiedo perché Dio permette che attraversiamo situazioni difficili.

Scritto da Karen Clarmo
Come il lasciare la mia zona di comfort ha aperto immensamente i miei occhi

Alcuni anni fa iniziai un nuovo lavoro che mi richiese di trasferirmi in un nuovo paese. Prima di trasferirmi avevo tutte queste idee di come sarebbe stato.

Un cambiamento ben visto?

A casa ero stato molto coinvolto in un gruppo per giovani – organizzando attività, facendo regolarmente volontariato. Avevo un gruppo di amici e lavoravo con persone che avevo conosciuto per anni. Tutto questo mi tenne molto occupato, il che mi andava benissimo. Stavo bene.

Sradicarmi era difficile, ma ero anche eccitato all’idea di fare nuove esperienze. Nonostante provassi a non avere aspettative, non ci volle molto dopo essermi trasferito che mi resi conto che non sarebbe filato tutto così liscio come avevo pensato.

Volevo riprendere le responsabilità nel mio nuovo gruppo di giovani, ma sembrava che non avessero molto bisogno di me. Provavo a capire una nuova cultura, a conoscere nuove persone, e a stabilirmi nel mio nuovo lavoro. Per coronare il tutto sei mesi consecutivi di giornate nuvolose e troppo tempo per pensare – si può dire che non stessi vivendo il momento più bello della mia vita.

Ritrasferirmi a casa?

Iniziai a domandarmi perché mi fossi in effetti trasferito. Sembrava come se stessi regredendo nella mia vita spirituale poiché all’improvviso vidi tutte queste cose dentro di me che non sapevo fossero lì prima. Forse non ero la persona gentile, disponibile, premurosa e felice che avevo pensato di essere? Forse ero solamente disposto ad essere gentile e felice alle mie condizioni? Ma come è possibile essere veramente felici alle “proprie condizioni?” La vita cambiava di continuo e se la mia felicità fosse stata soggetta alle mie situazioni terrene allora sarei finito in una vita che era una girandola di emozioni.

Non volevo che le cose continuassero in questo modo. Sapevo che non sarei rimasto in questo nuovo posto per sempre e non volevo sprecare il mio tempo con l’essere insoddisfatto.

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”. Romani 8:28.

Con tutto il mio tempo ritrovato per pensare mi resi conto che era buono per me essere sradicato dalla mia vita confortevole. Iniziai a domandarmi perché avevo fatto volontariato e organizzato attività per i giovani. Era perchè amavo Gesù e volevo essergli gradito o era semplicemente perché mi piaceva essere occupato? A casa era stato così facile pensare che stavo andando bene spiritualmente semplicemente perché avevo tutta questa responsabilità. Senza tutto questo mi resi conto che dovevo rafforzare il mio rapporto con Gesù e riconoscere se volevo questa vita perché sembrava buona all’esterno, o perché amo Gesù e non c’è altro modo per me per vivere eccetto che per lui. (2 Corinzi 5:14-15).

Una rivalutazione

Queste nuove situazioni portarono fuori così tante tendenze dentro di me – cose che pensavo precedentemente di aver affrontato o che non mi ero reso conto di aver affrontato – come l’essere irritato, insoddisfatto, antisociale, scoraggiato, persino il pensare che fossi superiore agli altri. Non mi piaceva vedere tutte queste cose venire lentamente in superficie, e per un po’ diedi la colpa alle mie situazioni. “Se le cose fossero semplicemente diverse…”

Per essere onesti, diverse volte desiderai che non mi fossi mai trasferito perché mi mancava la mia vecchia vita confortevole. Forse non è un pensiero così insolito da avere durante situazioni difficili. Allora pensai a Gesù e alla sua disposizione.

E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi”. Matteo 26:39. Se Gesù – nelle prove estreme che dovette passare – riusciva ad avere quest’attitudine, io non dovrei almeno avere la stessa?

Ci sono cose per le cui Dio ci deve portare per abbatterci così che possiamo vedere la nostra vera natura e progredire sulla via che lui ha pensato per noi. Allora devo vedere che passare semplicemente attraverso queste situazioni non porta progresso, ma devo riconoscere il mio peccato e purificarlo, altrimenti le mie situazioni sarebbero sprecate. Se non affronto il peccato nella carne che vedo adesso, allora questo continuerà a tornare in superficie.

Il potere dell’autoriconoscimento

Quando finalmente vedo il peccato nella mia carne, allora questo è il momento ideale per Satana per piantare pensieri di scoraggiamento. Lui mi sussurra cose come “Sei molto peggio degli altri, non sei progredito di nulla, non avrai mai vittoria sul peccato, dovresti rinunciare”. Tutte queste sono solo menzogne!

Non stavo regredendo nella mia vita spirituale semplicemente perché improvvisamente vedevo un altro lato di me stesso. Questo lato di me era sempre stato lì; ci volle un cambio di situazione affinché me ne accorgessi. In realtà è così pieno di speranza poiché è il modo in cui Dio mi mostra che non ha rinunciato a me – permettendomi di vedere tutte queste cose!

C’è una forza incredibile nel riuscire a dire, “Sì, sono così e so che non va bene”, ma solamente allora posso mettere a morte il peccato che trovo dentro di me.

Non devo auspicare che le mie situazioni se ne vadano. Questo non è il modo in cui Dio adempierà la sua opera in me. Quando sono veloce a riconoscere la verità su me stesso e chiedere aiuto a Dio, allora lui può aiutarmi a progredire verso la meta del diventare come Gesù.

E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”. Filippesi 1:6.

 

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